lunedì 10 marzo 2008

I 5 "perché meno". Lodovico Festa

Il programma di Silvio Berlusconi non è malaccio: buoni assi generali e convincenti obiettivi prioritari. Walter Veltroni lo accusa di ridire le stesse cose. Non si accorge di rendersi ridicolo. Da Piero Sansonetti a Pier Ferdinando Casini alla mia portinaia sono tutti lì a imputare a Veltroni di dire le stesse cose di Berlusconi. A parte il tocco da Bandiera gialla di Red Ronnie: torneremo agli anni Sessanta. Mezzo autogol. Perché Berlusca antropologicamente è uomo da anni Sessanta, il mitico cummenda, mentre Veltroni non esisterebbe senza il Nanni Moretti anni Settanta. Detto questo, Berlusconi deve centrare meglio "la campagna" e raccontare bene la sua scommessa agli italiani. A mio avviso al centro del messaggio (un po' è già calibrato così, ma va migliorato) va posta l'idea "stiamo completando un programma": libertà (anche da bisogni fondamentali), meno tasse, più opere pubbliche e sicurezza dei cittadini. Queste le idee forza del 2001, queste quelle del 2008. Che siano attuali è dimostrato anche dal programma del centrosinistra che è sulla stessa scia. Va argomentato il perché questa volta si riuscirà ad andare fino in fondo nella loro realizzazione.

Io ho i miei cinque "perché" ("perché meno" per così dire). Il primo "perché"' è: ci sono meno Casini. Piccola ma tenace la presenza dell'Udc è stata perniciosa. Pessimi ministri da Rocco Buttiglione a Mario Baccini per non parlare del sabotatore vicepresidente del Consiglio Marco Follini, quelli dell'Udc hanno applicato dopo un anno di governo una tattica distruttiva: un pezzo di partito (i sociali) chiedeva una cosa, un altro (i liberisti) il contrario. Essersi liberati di questo centro di caos è elemento di forza per il probabile nuovo governo di centrodestra. Intanto la "campagna" Udc appare ubriaca. Si accusa contemporaneamente il centrodestra di essere estremista e di avere un accordo in tasca con Veltroni. Casini deve essere, poi, andato un po' fuori di testa: solo così si spiega la scelta di presentarsi come un ultramodernizzatore. Che è come se Jennifer Lopez interpretasse il ruolo di Madre Teresa di Calcutta. Per essere fino in fondo convincenti rispetto al superamento della sindrome da inCasinamento, quelli del centrodestra (Berlusconi, Fini e Bossi) dovrebbero coordinarsi meglio anche già dalla campagna elettorale.

Il secondo "perché meno" è l'uscita di scena di Luca Cordero di Montezemolo. Il suo arrivo alla presidenza di Confindustria provocò subito guai: Antonio Fazio serviva alla Fiat, fu appoggiato contro Giulio Tremonti interrompendo una positiva azione di governo. Si rimise in pieno gioco la Cgil, proprio nel momento del contratto del pubblico impiego dando una bella mano ad aumentare la spesa statale. Vennero messi in un cassetto gli obiettivi di riforma lanciati dalla stagione damatiana, facendo perdere spinta al governo di centrodestra. Si varò l'alleanza con Romano Prodi sulla base di un programma tassaiolo che vinse le elezioni per 25 mila voti. Le malefatte montezemoliane, pur senza clamore, sono state elaborate dagli imprenditori, tanto è vero che tutti gli uomini più legati a lui scappano o comunque sono tentati di scappare con Veltroni perché non hanno più spazio in viale dell'Astronomia. Quella di Emma Marcegaglia sarà una Confindustria molto "sindacale" e poco politica, comunque non tramerà più contro l'azione di un governo di centrodestra.

Danni limitati a due anni di governo ulivista
II terzo "perché meno" riguarda la Cgil: in odio più a Massimo D'Alema e Savino Pezzotta che a Berlusconi, Sergio Cofferati scatenò contro il governo una tempesta che provocò seri guasti. Quella Cgil non esiste più, Guglielmo Epifani fino a due anni fa guidava la lotta per abrogare il programma del centrodestra, poi ha firmato un accordo che ritarda di due anni la legge Maroni sulle pensioni, (così confermandola) e ha tolto due cose utili (job on call e staff leasing) dalla legge Biagi salvandone però largamente la struttura. Paolo Nerozzi, il potente uomo del pubblico impiego nella segreteria Cgil, che voleva essere ponte tra Pd e Fausto Bertinotti, è corso a rincantucciarsi da Veltroni, dove rende omaggio allo storico nemico Pietro Ichino. Con un governo di centrosinistra una Cgil che non ha maturato una vera svolta ma è solo stordita, metterebbe piombo nelle ali. Con un governo di centrodestra non avrà la forza di sconvolgere il mondo su obiettivi demagogia: sono stati seppelliti dal voto di quattro milioni di lavoratori pro Biagi e pensione a 65 anni.

Il quarto "perché meno" riguarda la fine dell'aggressione sistematica a Berlusconi, mirata a colpire Mediaset e metterlo in galera. Non è che Veltroni sia buono: qualche anno fa era alla testa del referendum per sfasciare Mediaset. E' però furbo e ha compreso come la guerra sia finita e che l'obiettivo di D'Alema (da lui un tempo sabotato) "la pacificazione" è oggi necessario. E così ha smantellato (pur con trucchi) la coalizione "tutto e tutti contro Berlusconi". L'effetto di questa scelta sulla politica è fondamentale: una serie di agguati politici ma anche di settori di magistratura e stampa "indipendente", non saranno più possibili. E' alle viste una stagione più serena. Il sollievo immediato che verrà al governo è che non vi sarà più bisogno di sprecare tante energie per "difendere" le libertà del presidente del Consiglio.

L'ultimo "perché meno" riguarda il fatto che il nuovo governo dovrà rimediare ai guasti di "solo" due anni di centrosinistra, non ai cinque dell'ultima volta. Quindi ci sarà meno deficit di spesa, meno imprese in malora, meno capitali in fuga. Si potrà ripartire da un "heri dicebamus" su un terreno più solido. (il Foglio)

69% DEGLI ELETTORI CENTRODESTRA D'ACCORDO CON USCITA DI GIOVANARDI DALL'UDC

da Clandestinoweb

Giovanardi ha fatto bene a lasciare l'Udc. Sembra questa la convinzione degli elettori del Polo che hanno risposto a un sondaggio di Poggi & Partners sull'ingresso dell'ex ministro nel Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi.
giovanardi280x200.jpgTra gli elettori di centrodestra che sono a conoscenza dell'uscita di Giovanardi dal partito di Casini (il 28% del campione), ben il 69% si è detto d'accordo con questa scelta. L'appoggio dei simpatizzanti di Forza Italia e Alleanza nazionale è più o meno assoluto. Gli azzurri che apprezzano la decisione di mollare l'Udc sono addirittura il 90%, contro un 5% di contrari e un altro 5% che non hanno risposto. Esito "bulgaro" anche fra i sostenitori di Alleanza nazionale, l'88% dei quali dà tutto il suo sostegno all'ex ministro fuoriuscito.
Ma, pur con percentuali ovviamente minori, è l'esito del sondaggio fra gli elettori dell'Udc che risulta particolarmente interessante. Fra coloro che alle scorse elezioni avevano votato il partito di Pier Ferdinando Casini approvano la decisione di Giovanardi di confluire nel Popolo della libertà il 62% degli intervistati, contro il 36% che si è detto contrario.

"Questo non vuol dire che passerà al Popolo della libertà il 62% dei voti dell'Udc", chiarisce Bruno Poggi, presidente di Poggi & Partners.

"Secondo il nostro sondaggio, spiega, il partito di Casini perderà il 40% dei voti, l'altro 22% è rappresentato da gente che resterà fedele ai centristi ma che magari riconosce la coerenza di Giovanardi, che è sempre stato una specie di anti-Follini, l'uomo più vicino al Cavaliere".

Eppure certi sondaggi danno l'Udc ancora oltre il 6%. Come si sposa questo dato con la presunta defezione del 40% degli elettori? "L'Udc nei sondaggi è circa al 5%", coninua Poggi "é vero che per noi perderà il 40% dei voti, ma qualcosa ha recuperato tra i delusi della Margherita".

Da oggi al 13 aprile, però, il presidente di Poggi & Partners non è ottimista su una crescita dell'Udc: "Avvicinandosi al voto gli elettori tenderanno a polarizzarsi. E il peggior nemico del Cavaliere potrebbe essere Veltroni. Se continua a dire che il Pdl sta rimontando molti di quelli che pensavano di votare Casini andranno da Berlusconi per scongiurare una vittroria dell'ex sibdaco di Roma".

"Casini" conclude Poggi "deve puntare a raggiunfere il 4% alla Camera e salvare la pelle. Al Senato se la giocherà in Sicilia, Campania, Lazio, Puglia e Veneto. Altrove non se ne parla". (Libero)

martedì 4 marzo 2008

Popolari Liberali, il ruolo del PDL negli Enti Locali, Albano Laziale

ALBANO LAZIALE - 5 MARZO ORE 18

Berlusconi a Tondo: "Sondaggi ok, vinceremo anche in Fvg"


Sample ImageArcore (Milano), 3 mar 2008 – Silvio Berlusconi è certo che il Friuli Venezia Giulia tornerà ad essere governato da una Giunta di Centrodestra dopo l’Election Day del 13-14 aprile. Una convinzione che ha manifestato oggi a Renzo Tondo, il candidato alla presidenza della Regione per la coalizione di Centrodestra, nel corso di un incontro svoltosi in serata ad Arcore.
“Sei l’uomo più vicino al vero cuore pulsante del territorio, i cittadini, quindi il candidato giusto per battere il Centrosinistra di Illy”, ha detto il leader del Popolo della Libertà a Tondo, forte anche di sondaggi sempre più positivi.
Berlusconi ha inoltre espresso la sua piena condivisione per la scelta di un’ampia alleanza regionale di Centrodestra, allargata rispetto alla coalizione nazionale proprio in funzione della specialità del Friuli Venezia Giulia, assicurando a Tondo che verrà personalmente nell’estremo Nordest, a Udine ma molto probabilmente pure a Trieste, per sostenere le ragioni di un cambiamento auspicato ed atteso.
Nel corso del colloquio, durato poco meno di mezz’ora, Tondo ha chiarito a Berlusconi che desidera concentrarsi completamente sulla Regione senza potenziali “paracaduti” elettorali utilizzati in passato da candidati del Centrosinistra. Il deputato carnico ha invece chiesto la conferma degli altri parlamentari uscenti relativi a Forza Italia (Roberto Antonione, Giulio Camber, Manuela Di Centa e Vanni Lenna) e, in funzione di sei possibili scranni in caso di vittoria del Centrodestra, il reinserimento di Ferruccio Saro e la candidatura del coordinatore regionale, Isidoro Gottardo.

domenica 2 marzo 2008

Tondo: "Abbatterò i costi della politica regionale"

Active ImageRonchi dei Legionari, 1 mar 2008 – “Abbatterò i costi della politica regionale, riportando la gestione dell’Amministrazione pubblica entro valori essenziali, condivisibili e compatibili con la qualità del servizio offerto”.
Renzo Tondo (al centro nella foto), candidato alla presidenza del Friuli Venezia Giulia per il Centrodestra, annuncia che, tra i punti cardine del suo programma, c’è la predisposizione di “un Codice di autoregolamentazione dei costi della pubblica Amministrazione, redatto secondo principi di necessità, utilità, equità e ragionevolezza”.
Serve maggiore sobrietà nel gestire le risorse della Regione – spiega Tondo durante l’incontro odierno con la cittadinanza del monfalconese, organizzato dai locali Circoli della Libertà a Ronchi dei Legionari – perché devono garantire la migliore qualità della vita possibile su tutto il territorio”.
Nel corso della giornata, il deputato carnico ha incontrato anche una rappresentanza di sindacalisti della Fincantieri. Stasera a Udine, invece, meeting con il Comitato Ferriera di Servola.

sabato 1 marzo 2008

Tondo: "Vendendo Friulia faremo gli interessi di tutti"

Sample ImageTarcento, 29 feb 2008 – Le dichiarazioni programmatiche cominciano ad evidenziare una realtà fin troppo palese: noi siamo la proposta nuova ed innovativa, Illy e Valduga rappresentano il passato legato a troppi giochi di potere che non fanno il bene del tessuto economico e sociale del Friuli Venezia Giulia.
Renzo Tondo, intento a parlare con la gente ai mercati di Tarcento, rilancia proposte ed obiettivi per una Regione accessibile a tutti e non solo alle lobby. “Parlando di Friulia e Mediocredito – afferma – abbiamo affrontato da subito tematiche reali e non spot elettorali. Sono così emerse le posizioni di coloro i quali sono impegnati a difendere privilegi di pochi, leggi Illy, Valduga e qualche sindacato affine, a scapito degli interessi della comunità che, al contrario, sono al centro del nostro programma”.
Il nuovo siamo noi e ne siamo orgogliosi in quanto serenamente certi di rappresentare il Friuli Venezia Giulia che lavora a tutti i livelli”, aggiunge Tondo. A pochi passi, si scorge il gazebo dei cittadini per il presidente, dove l’unico presidente che appare è un video su schermo gigante. “Ecco – sorride Tondo – questa è la grande e fondamentale differenza tra me ed Illy: io sarò il presidente per i cittadini e sono presente tra le persone, parlo con loro ed ascolto, perché solo in questo modo si possono recepire problemi, esigenze e legittime speranze. Lui, invece, è lontano dal popolo, dentro ad uno schermo inanimato”.
“Friulia – spiega il candidato alla presidenza della Regione per il Centrodestra – è uno strumento che non interessa la maggior parte delle 40mila imprese regionali, prova ne sia che conta appena 130 partecipazioni azionarie nelle aziende del Friuli Venezia Giulia, meno dello 0,4%.”
“Noi – specifica Tondo – vogliamo supportare tutti i nostri imprenditori che chiedono a gran voce infrastrutture locali capaci di garantire collegamenti all’interno del territorio. Come possiamo realizzarle considerando l’indebitamento lasciato dall’amministrazione di centrosinistra? Vendendo Friulia, tanto per cominciare. In questo modo, ridurremo il debito ma saremo anche in grado di occuparci delle vere priorità per questa regione, punti cardinali a vantaggio dell’intera collettività”.
Una riflessione anche su Mediocredito. “In Italia, solo quello del Friuli Venezia Giulia è rimasto a prevalenza pubblica, considerando che la Regione ne detiene addirittura il 48% e, quindi, una maggioranza di fatto. Tutti

Berlusconi in Friuli Venezia Giulia per sostenere Tondo

Sample ImageRoma, 27 febbraio 2008 - Silvio Berlusconi scenderà in campo anche per le elezioni amministrative del Friuli Venezia Giulia, in programma il 13 e 14 aprile in occasione dell'Election Day. Con la sua presenza in regione, in data ancora da definire, appoggerà direttamente i candidati del centrodestra, primo fra tutti Renzo Tondo che è in corsa per la presidenza della Regione. La conferma dell'arrivo del leader nazionale del Pdl giunge direttamente dal deputato carnico, oggi a Roma per definire i dettagli della campagna elettorale con lo staff organizzativo del centrodestra. "Come nel mio stile - ha spiegato Tondo - mi vedrete costantemente tra la gente ad ascoltare ciò che ha da dire, a raccogliere sensazioni ed aspettative che sarò chiamato a soddisfare, offrendo soluzioni reali a problemi concreti della vita quotidiana".